STORIA
Nel 1868, il Comune di Bologna approva l'acquisto di un terreno, per la somma di circa 150.000 lire, dal conte Angelo Tattini, genero di una figlia di Gioacchino Murat, posto lungo le ultime vestigia di mura, fra Porta Castiglione e Porta Santo Stefano; nel luogo dove esisteva, fin dal Trecento, uno dei primi conventidi clarisse della città, una piccola chiesa dedicata a Santa Chiara, distrutta sul finire dell'Ottocento.
Nel 1874 si diede il via all'acquisto, decidendo di affidare il progetto al ConteErnesto Balbo Bertone di Sambuy, che aveva già operato anche al parco del Valentino a Torino. Questi, oltre a presentare un proprio progetto, si candidò anche alla sovrintendenza ai lavori, ma volle fosse presentato anche un altro progetto per avere possibilità di scelta. Ad ogni modo si operò con l'intento di contenere le spese, preventivate intorno alle 163.000 lire. Ricevuto l'incarico, Sambuy, a cui venne in seguito concessa la cittadinanza onoraria della città, iniziò i lavori e seguì personalmente l'esecuzione del proprio progetto, messo in opera dall'ingegner Tubertini. Con una delibera del 1879, si decise di intitolare il parco "al nome di Sua maestà la Regina Margherita", recatasi in visita alla città l'anno precedente, divenendo subito per i bolognesi "i Giardini Margherita".
L'apertura ufficiale venne celebrata con una fastosa cerimonia il 6 luglio 1879, a cinque anni dall'inizio dei lavori. A partire da questa data i Giardini sono stati teatro di numerosissimi eventi e manifestazioni che hanno scandito la vita di Bologna. Durante i lavori di costruzione venne alla luce un'estesa necropoli etrusca, ricchissima di reperti, oggi conservati al Museo Civico Archeologico di Bologna. Due delle tombe rinvenute furono poi ricostruite all'interno del parco.
Nel 1888 vi si tenne l'Esposizione Emiliana d'Agricoltura e d'Industria, manifestazione che accompagnò le celebrazioni per l'ottavo centenario dell'Università di Bologna. Accanto agli stand dell'industria, dell'agricoltura e della musica, collocati nell'area centrale, sorsero ristoranti con spettacoli per tutti i gusti; un tram a vapore collegava la vicina collina di S. Michele in Bosco dove negli stessi giorni si svolgeva l'Esposizione Universale di Belle Arti. Nel corso del tempo vi si tennero poi concorsi ippici, concerti e corse automobilistiche; nel 1988 il parco servì da area di atterraggio per l'elicottero di Giovanni Paolo II, in visita all'Università di Bologna per il suo nono centenario.
Fin dal 1944 ad uno degli ingressi principali, oltre una delle cancellate che un tempo chiudevano le porte della città, si trova ilmonumento equestre a Vittorio Emanuele II qui trasportato dalla piazza Maggiore e divenuto un punto di riferimento nel panorama dei Giardini.
Nel primo decennio del Novecento, furono costruite una scuola all'aperto, ancora presente, ed una latteria, corredata da una piccola stalla.
Fino ai primi anni ottanta vi era anche un piccolo zoo, una gabbia con due leoni e un grande recinto con cerbiatti e caprette, sostituiti dalla ricostruzione di una capanna villanoviana utilizzata a scopo didattico nelle gite scolastiche.
Sono evidenti i legami con il giardino all'inglese o romantico, di cui il progetto Sambuy costituì un tardo esempio. Il progettista decise di dare un forte impatto visivo, molto suggestivo, e ancor oggi inalterato nelle sue linee essenziali, ottenuto attraverso armonie o contrasti delle piante in cui predominano le specie caducifoglie e autoctone. Vi si riconoscono tigli, querce, tassi,cedri, importanti esemplari di platani, pini, ippocastani, magnolie disposti in gruppi che si aprono su ampi spazi all'interno di un tracciato costituito da viali principali e secondari di notevole suggestione. I percorsi, tra cui spicca quello del laghetto, creato con le acque del Savena e corredato di chalet, ponticello, isola artificiale; flora e fauna acquatiche sono di particolare effetto.
Nella piazzetta principale del parco, per molti anni punto d'arrivo del Giro dell'Emilia, vi è una palazzina utilizzata per parecchi anni dal Comune come Biblioteca dei Ragazzi. Negli anni sessanta un gruppo di astrofili, autorizzati dal Comune, costruì sul terrazzo un piccolo osservatorio astronomico, tuttora efficiente. All'interno dei giardini è stato inoltre creato dal WWF uno stagno didattico per i bambini delle scuole elementari, che ricostruisce la flora e la fauna tipiche di un acquitrino.
Già nel 1868, il Comune di Bologna, sindaco il conte Carlo Pepoli, approvò una proposta di acquisto di un terreno di 131 tornature di proprietà privata, per la somma di circa 150.000 lire, da pagarsi in tre rate uguali. Si trattava dei possedimenti agricoli del conte Angelo Tattini, esponente di una delle principali famiglie della città e genero di una figlia di Gioacchino Murat, posti lungo le ultime cerchia di mura, fra Porta Castiglione e Porta S. Stefano, dove esisteva, fin dal 1321, uno dei primi conventi di clarisse della città, con annessa una piccola chiesa dedicata a S. Chiara, distrutta sul finire dell'Ottocento.
Occorre sottolineare che la novità dell'intervento bolognese e costituita dal fatto che il nuovo parco-giardino viene progettato ex novo, per iniziativa della giovane amministrazione comunale, a differenza di quello che solitamente avvenne nelle altre città dove per lo più si rilevarono aree verdi già impiantate e di proprietà dell'antica classe dirigente. La progettazione del giardino
Grato dell'incarico ricevuto il Sambuy, a cui in seguito venne concessa la cittadinanza onoraria per i generali consensi ottenuti, iniziò i lavori e, benché risiedesse a Torino, seguì attentamente l'esecuzione del suo progetto, messo in opera dall'ingegner Tubertini occupandosi perfino della forma delle panchine previste lungo i viali. L'apertura al pubblico Le caratteristiche strutturali
L'unità di progettazione ha determinato un impatto visivo fortemente suggestivo ancora oggi quasi inalterato nelle linee essenziali; ottenuto attraverso studiate armonie o contrasti del fogliame e del portamento delle piante in cui predominano le specie autoctone e caducifoglie. Vi si riconoscono querce, tigli, cedri, tassi, importanti esemplari di pini, platani, ippocastani, roselle, magnolie, etc. disposti in gruppi isolati che si aprono su ampi spazi, lasciati liberi, all'interno di un tracciato costituito da viali principali e secondari ad andamento serpentinato, di notevole suggestione. I percorsi diversificati, tra cui, di particolare effetto quello in cui venne creato, con le acque del canale di Savena, un laghetto corredato di chalet, ponticello, isola artificiale, flora e fauna acquatiche, permettono di evitare la concentrazione e l'affollamento e favoriscono lo svago in comune.
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